Quali spazi per la fantascienza nel
mondo della scuola? Perché far leggere science-fiction
a bambini e ragazzi? Fantascienza durante le ore di materie
letterarie o nell'ambito delle discipline scientifiche?
Per
rispondere a queste domande, sono stato invitato a parlare, martedì
scorso, a un seminario interdisciplinare rivolto a docenti delle
scuole di lingua italiana in Slovenia e Croazia.
Nelle
sale di palazzo Manzioli, dimora in stile veneziano recentemente
rimodernata e sede della comunità italiana di Isola d'Istria, più
di cinquanta insegnanti hanno trascorso una giornata all'insegna
dello straniamento. Straniamento brechtiano con Daniela Dellavalle,
art-theatre counselor, che ha proposto gli esercizi del Teatro
dell'Oppresso per mettersi nei panni dell'altro, svelare i pregiudizi
che abbiamo sul prossimo e formulare modi di superarli. Straniamento
cognitivo - mi si permetta la citazione suviniana - attraverso la
fantascienza, di cui ho fornito un breve quadro storico e alcuni
elementi di teoria del genere letterario, e di cui si è poi fatta
esperienza diretta.
I docenti in pausa caffè davanti a palazzo Manzioli
La
fantascienza, forse più di ogni altro tipo di letteratura, va
esaminata e presentata in un'ottica interdisciplinare. Per poter
consentire alle cosiddette "due culture", scientifica e
umanistica, di compenetrarsi, vanno innanzitutto permeabilizzate le
barriere che storicamente caratterizzano queste visioni del mondo
percepite ancora troppo spesso come alternative.
L'interdisciplinarietà
può essere, ad un primo livello, un rapporto contenitore/contenuto,
una sorta di relazione metonimica, ad esempio, tra un testo e le
tematiche o le forme che presenta. Un romanzo che dedichi un discreto
spazio alla descrizione della vegetazione del luogo in cui è
ambientato richiede da parte dello scrittore una minima conoscenza di
botanica; ma anche il lettore potrà trarre maggior soddisfazione
dall'opera se saprà qualcosa di piante o sarà disposto ad
informarsi. Viceversa, in un testo scientifico (specialistico, ma
ancor più divulgativo), l'autore, al fine di veicolare meglio il
contenuto, potrà fare uso di strumenti letterari: figure retoriche,
topoi, strutture e forme della narrativa.
Mi
pare che in questi due primi casi le barriere vengano meno solo in
parte. Certo la prospettiva dell'inclusione è già un passo avanti,
ma una vera integrazione, una messa a sistema delle conoscenze,
richiede - per tornare alla similitudine retorica - non una metonimia
ma una metafora: un trasporto
(che è poi l'etimologia di 'metafora') totale di una disciplina nel
campo di studi dell'altra.
Ed
ecco che così, secondo alcune delle prospettive critiche e teoriche
più recenti, la letteratura va presa in esame percorrendo a ritroso
l'evoluzione che l'ha condotta ad essere una delle attività "dello
spirito" per eccellenza. Senza soluzione di continuità si
"regredisce" all'antropologia, all'etologia, al
linguaggio come elemento a base biologica responsabile
dell'ominazione, ripartendo poi dal suo sviluppo in tecniche e
tecnologie (narrazione, letteratura, arte) come specializzazione
dell'homo sapiens,
specializzazione che può essere, e che auspico sia nei fatti, un
vantaggio in termini di sopravvivenza. La struttura sociale di una
colonia di formiche è determinata da segnali chimici. Un branco di
lupi rinsalda i legami attraverso la caccia e la condivisione del
cibo. Allo stesso modo la letteratura (più genericamente: una
narrazione) può costituire l'umano consorzio, farlo sopravvivere
all'ambiente e - nell'era geologica dell'antropocene - a se stesso,
ricordandogli al contempo che l'uomo non è né formica né lupo.
Se
assottigliare le barriere della letteratura significa ricondurre
un'attività spirituale al suo "fondo animale", operare
allo stesso modo nei confronti della scienza comporta la
decostruzione di concetti base come 'teoria scientifica', 'realtà
empirica' ecc. Se non bastassero allo scopo il falsificazionismo
popperiano, la teoria della rivoluzione del paradigma scientifico di
Kuhn (che inserisce le conoscenze scientifiche, al pari di quelle
umanistiche, nel divenire storico) e altri elementi anche
contenutistici e sperimentali della scienza contemporanea, si
potrebbe guardare alla scienza come un'attività simbolica fortemente
ritualizzata e al testo scientifico (opera di divulgazione o articolo
specialistico) come ad un genere letterario che non differisce da un
sonetto, un'ode o un romanzo giallo se non per le regole - anche
queste in evoluzione storica - a cui il testo deve sottostare.
Dopo questo sguardo alla propria
disciplina da una prospettiva straniante, sguardo forse un po'
provocatorio ma certamente fondato, ho chiesto ai docenti di mettersi
a coppie miste (uno umanistico, l'altro scientifico) e di presentarsi
vicendevolmente. Ciascuno poi si è "straniato": si è
presentato a tutti come se fosse l'altro, cercando di descrivere
empaticamente come proprie le motivazioni del collega, le passioni e
gli interessi che l'hanno condotto a seguire il suo percorso di
studi.
Ecco, a questo punto ho potuto
cominciare a parlare di fantascienza. Il fandom, gli studiosi e i
professionisti del settore a volte danno per scontato che il canale
di comunicazione interdisciplinare sia ricettivo e sgombro da
pregiudizi o barriere difensive. Forse l'ho dato per scontato anch'io
quando, in occasione di un precedente intervento, ho parlato di sf e
mi sono ritrovato davanti a un uditorio perplesso e un po'
riluttante. Stavolta, invece, sono riuscito a creare le condizioni
per un seminario e un laboratorio efficaci.
Ho fatto qualche domanda preliminare.
Su circa cinquanta docenti (che ho incontrato in due turni da tre
ore) una decina avevano visto un film di fantascienza nell'ultimo
anno; tre o quattro, nello stesso periodo di tempo, avevano letto un
libro che si sentivano di ascrivere a questo genere letterario.
Ancora: circa dieci avevano letto almeno tre romanzi di fantascienza
nella loro vita. Tra gli insegnanti di lettere, tre, mi pare, avevano
utilizzato qualche volta la sezione dei libri di testo (presente in
genere nei volumi per la V elementare e per la III media) dedicata
alla letteratura fantascientifica.
Ho parlato un po' dello sviluppo del
genere letterario, citando cose che ogni studioso e molti
appassionati sanno, ma in gran parte nuove per l'uditorio:
protofantascienza, meraviglioso scientifico, le riviste anni '20 e
'30, Hard SF, Space Opera, Social SF, New wave, fantascienza anni
'70, Cyberpunk, fantascienza fuori dall'occidente, fantascienze
ibridate con altri generi ecc. Poi ho detto qualche parola sulla
fantascienza italiana, con un breve approfondimento a quello che è
il mio campo di studi: la fs in autori del mainstream letterario.
Infine sono passato a descrivere alcuni
tratti teorici e formali della fantascienza, che sono poi i punti più
significativi per introdurre gli aspetti didattici. La fantascienza
come estrapolazione di un elemento del presente e le conseguenti
modifiche di uno scenario futuro, in un ottica di sistema complesso.
Come stimolo alla curiosità per la scienza; come serbatoio
macrotestuale di idee e di lessico in continua evoluzione. La
fantascienza come letteratura dello straniamento cognitivo, che mette
al centro la differenza tra il mondo empico e quello narrativo (il
novum) e consente al
lettore di valutarli da un punto di vista esterno a entrambi.
Se queste sono le premesse, la
fantascienza, a scuola, può diventare strumento di educazione
civica, ambientale e all'uso della tecnologia (ambiti che richiedono
conoscenze integrate e capacità di proiettare nel futuro gli effetti
dei propri comportamenti); di interculturalità e accettazione
dell'altro e delle sue diversità; di applicazione al contempo di
nozioni scientifiche e letterarie nella stesura di testi.
E poi siamo venuti al dunque. Quanto
spesso un insegnante di lettere chiede agli studenti di scrivere un
testo di fantasia e d'invenzione? Abbastanza spesso. E quante volte
ha l'opportunità di farlo egli stesso, ricordandosi quali sono le
difficoltà e le soddisfazioni di questa consegna? Per molti,
nessuna.
Dati l'ambientazione scolastica e
cinque diversi spunti, ho quindi chiesto ai docenti di dividersi in
piccoli gruppi e di elaborare dei testi fantascientifici, non
necessariamente narrativi. I minuti a disposizione non erano molti, quindici-venti, ma l'impegno profuso dagli insegnanti è stato encomiabile
e la varietà dei testi al di sopra delle aspettative: un testo
regolativo sull'uso delle strutture scolastiche (refettorio, servizi
igienici e palestra) in assenza di gravità; un invito ad un corso di
aggiornamento pensato per insegnanti che devono imparare a gestire i
poteri psichici comparsi in un'ingente fetta della popolazione
infantile; una circolare del dirigente scolastico che, in base a
recenti scoperte genetico-pedagogiche, impone di suddividere le
classi in base al colore degli occhi; un testo normativo con cui la
scuola, sponsorizzata da privati e obbligata a far loro pubblicità,
stabilisce le sanzioni per chi non rispetti le politiche commerciali
della struttura; un testo narrativo - necessariamente molto breve -
sulla scuola al tempo della simbiosi cerebrale con la rete e i social
network (che riporto alla fine del post perché mi è sembrato tra i più significativi). E diversi altri, di cui solo uno o due non del tutto
adeguati.
Infine ho consegnato alcuni brevissimi racconti da leggere e da utilizzare come spunto per progettare un'attività didattica interdisciplinare. I docenti hanno avuto poco tempo per condividere le loro idee, ma anche questa attività mi sembra sia stata ben accolta.
Una giornata intensa e arricchente. Per me sicuramente, confido anche per i docenti. Un altro piccolo contributo a favore della causa fantascientifica per la quale, non senza autoironia, mi pregio di combattere. Per dirla con Raymond Queneau: «La Science-fiction vaincra»
♦♦♦
GEORGE
Ore 8:00 di un mercoledì
mattina.
«Tarkoski, parlami della storia della
centrale idroelettrica di P.»
La domanda del prof. Severio Weah
arriva precisa e pungente. La settimana scorsa siamo stati al campo
scuola di M. dove abbiamo seguito il solito programma che
tradizionalmente svolgono le scolaresche.
Ovviamente non ho nessun timore di
rispondere, dato che George è già attivo da un'ora.
Google, centrale di quel figlio di P.,
wikipedia...
«La centrale è stata fondata nel
1902, per iniziativa di Napoleone IV che voleva fornire energia al
paese circostante dalla Confederazione del...»
BLACKOUT
Ecco, non ci voleva, la solita storia
quando arriva il tecnico informatico che attiva il firewall.
Da un po' di tempo le scuole hanno
scoperto le potenzialità di George e fanno di tutto per bloccarlo.
Ora non posso più accedere a internet e devo attingere solo dai miei
ricordi.
«... la Confederazione del blackout», mi esce di bocca, ma mentre lo dico capisco di essermi reso ridicolo.
«Tarkoski - mi incalza il prof.
Severio - cosa ti succede? Va tutto bene?»
Non so più cosa dire, la mia
salivazione è azzerata. George non può più connettersi a Internet,
però può utilizzare il social network coi compagni. Mi viene
l'idea. Subito faccio partire le offerte.
Mario, 5€ se mi dai la risposta -
Ne voglio 20.
Geremy 10€ se mi aiuti -
Scordatelo, ne voglio almeno 30.
Intanto i compagni comunicano tra loro,
sempre grazie a George si crea un cartello che fissa il prezzo a
1000€ . Non posso rimanere senza parole e devo
accettare. 1000 € , faccio il bonifico e la
risposta arriva subito.
Soddisfatto e fiero di me stesso,
rispondo bandalzoso al prof. Weah:
«Sì».